La settima arte

Rivista Internazionale del Cinema Educatore Roma Agosto 1934

Ai fanciulli, per istruirsi, occorrono delle immagini, ma occorrono egualmente agli uomini. Un giornale parigino, solo per aver scoperto la cosa più semplice e cioè che, verso la fine della giornata di lavoro, si aveva maggior desiderio si seguire dei titoli e di guardare delle fotografie anziché di leggere degli articoli, ha guadagnato, in pochi mesi, un milione, non di lettori, ma di spettatori.

Il modo più semplice e delizioso d’imparare è senza dubbio quello di aprire gli occhi, come, del resto, sono aperti durante tutto il giorno, e lasciare, senza che neppure  vi sia la difficoltà di richiamarlo , che il passato e il presente, e fatti e gli uomini, le invenzioni ed i viaggi vengano a incidersi nella nostra retina.

Questo, forse, uno dei motivi che hanno reso il cinema uno dei maggiori mezzi meccanici di moda.

Ma, in un’epoca in cui, dopo il pane, è il film che richiede il consumo maggiore, in cui l’essere più pigro può, racchiuso nel fondo della sua poltrona, riepilogare tutte le notizie  che voglia sulle esplorazioni, sui viaggi, sulle ricerche scientifiche, tutto il lavoro cerebrale e fisico dei suoi simili, non si vede ancora elevarsi il livello intellettuale dell’umanità. Non sono gli allievi che mancano, né le sale scolastiche. Mancherebbero forse i maestri?

(tratto da un saggio di Henri de Jouvenel pubblicato nella Rivista Internazionale del Cinema Educatore, Roma, Agosto 1934)

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