Il primo film di Lucia Bosè

Lucia Bosè Non c'è pace tra gli ulivi Giuseppe De Santis 1950

Roma, 5 agosto 1950.  Alta, bruna, snella, Lucia Bosè — la vincitrice di Stresa del 1948 — è li appoggiata alla spalletta del Tevere e fissa assorta l’acqua fluire. Forse ripensa a quando, soltanto qualche anno fa, si calò da sola con un battello di gomma nel fiume della sua città e, se non fossero intervenuti ad aiutarla, rischiava di andare a finire molto ma molto male quella sua avventura sul Naviglio! O forse invece rivive un altro episodio della sua adolescenza: aveva quattordici anni e col primo guadagno di dattilografa presso un avvocato si concesse il lusso di noleggiare un cavallo. Un cavallo “vero”, che lei spinse dolcemente fuor del maneggio per un’illusione d’indipendenza, per un assaggio di “grande respiro”. Così: soli lei e il destriero su una lunga strada deserta, un po’ come la principessa delle favole con un mitico castello da raggiungere; un po’ come quella intrepida amazzone che fu Anita Garibaldi: tutta audacia, fuoco, avventura. Ricordi di libri d’infanzia e di libri di scuola mescolati a un ardentissimo desiderio d’evasione e di affermazione.

L’avventura col destriero finì presto e in modo anche tragicomico: dama e cavalcatura ruzzolarono in fondo a un’alta scarpata e lì rimasero finché alcuni passanti, cimentatisi invano del soccorrerla, non ricorsero all’aiuto dei pompieri. Invece l’avventura di Stresa, che Lucia intraprese poco dopo, quando abbandonata la macchina da scrivere era già diventata commessa alla pasticceria Galli di Milano, sbocciò in un successo clamoroso; ella fu infatti proclamata vincitrice, la più bella fra le bellissime italiane che concorrevano. E non molto tempo dopo Lucia Bosè poteva permettersi persino di imporre qualche suo piccolo capriccio a un regista cinematografico, un regista sul serio, di quelli che vanno per la maggiore.

Un capriccio, per esempio, fu quello di voler sostituire, dopo un mese di lavorazione dall’inizio del film, al nome Laura, già prescelto nella sceneggiatura per il suo ruolo, il proprio nome: non più Laura ma Lucia anche nella fantasia del film, voleva essere.

Il regista Peppe De Santis, che pure è un osso duro per la disciplina, si lasciò sfuggire un sorriso a quella pretesa: « Tu che ne dici? Ti va Lucia meglio di Laura? », si consigliò con l’amico Raf Vallone protagonista maschile col ruolo di innamorato della ragazza.

Raf, che è un ragazzone simpatico e intelligente, seguì con quei suoi occhi verdi un poi irridenti la giovane Bosè che stava scantonando verso i camerini delle attrici installati in una rustica casa montanara. « Uhm…, Lucia vale Laura per me, forse invece per lei questa puerile soddisfazione potrebbe diventare un incentivo notevole nel lavoro…».

E fu così che il nome d’una giovane donna bella e fantasiosa divenne contemporaneamente anche il nome dell’eroina del film Non c’è pace tra gli ulivi e Lucia Bosè cominciò veramente a vivere, come aveva sempre desiderato, una sorta di doppia esistenza: reale e immaginaria al contempo.

Quanto al film che consacra attrice la giovane, noi abbiamo avuto occasione di vederlo pochi giorni fa.

Si tratta ancora d’una visione privata, naturalmente. La Bosè giunge con notevole anticipo, contrariamente alle sue abitudini, e si legge chiaramente nel suo volto una certa tensione. Il film inizia con la presentazione, da parte di De Santis, della “sua” terra: la Ciociaria. Infatti, mentre la macchina da presa compie una lenta panoramica, la stessa voce del regista, registrata dal sonoro, ci dice: « Ho visto per tanti anni accendersi passioni, nascere drammi, aprirsi segreti inaccessibili forse a chi è straniero, a chi ignora i costumi e il dialetto laconico di questa gente. Eppure è una storia che si è svolta di recente su queste montagne ».

La premessa che abbiamo citata ci sembra chiaramente indicativa anche per i futuri spettatori circa il soggetto della vicenda trattata in Non c’ pace tra gli ulivi. Non anticiperemo di più, e nemmeno ci azzarderemmo ad affrontare un giudizio critico sull’opera. Però, per la cronaca, dobbiamo pur testimoniare d’una cosa: degli applausi nutriti, entusiasti e sinceri, rivolti dai molti presenti sia al regista che ai suoi collaboratori e fra di essi primi gli attori: Raf Vallone, che il pubblico ha conosciuto in Riso amaro, Folco Lulli, Maria Grazia Francia, Dante Maggio, e finalmente la protagonista Lucia particolarmente festeggiata.

Ella lascia la saletta di proiezione: è raggiante ma estenuata. Ha necessità di scaricarsi di dosso tutta la tensione immagazzinata, così ecco che accetta volentieri la mia proposta d’una tranquilla passeggiata lungo il fiume.

Ora eccola qui, appoggiata alla spalletta del Tevere, il volto fra le palme delle mani, gli occhi fissi alle molteplici correnti che si intravedono incrociarsi appena sotto il pelo dell’acqua…

Rosalinda Vick

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