Contrattacco

Marguerite Chapman e Paul Muni in Contrattacco 1945

Firenze, 21 luglio 1945. È il primo film di guerra presentato a Hollywood dopo la vittoria in Europa e si svolge in un’atmosfera di inaspettata tranquillità e filosofia; anche la storia si svolge lontano dal tumulto della battaglia. Si tratta della versione per lo schermo prodotta dalla Columbia del dramma Counter-Attack di Janet  e Philip Stevenson, ed è una pura coincidenza che l’uscita nelle sale (26 aprile 1945) segni la fine della guerra in Europa. Difatti il dramma fu rappresentato a Broadway in piena guerra (1943); ed il film fu girato nell’autunno-inverno 1944.

Non si tratta dunque di un film di guerra; Hollywood non mancherà di produrre degli altri, ma questo è diverso e lo spettatore nota con piacere che a Hollywood non si rappresenta solo il tumulto  e l’aspetto superfluo della guerra, ma che talvolta si cerca qualcosa di più profondo, si cerca cioè di scoprire i conflitti e drammi intimi degli uomini che nella guerra combattono.

Forse siamo andati troppo oltre parlando di “filosofia” nel caso di questo film; l’importante è che si tratta di una storia interessante narrata in modo drammatico e che tiene avvinti gli spettatori. È la storia di un soldato russo, che passa le linee tedesche con l’intenzione di fare dei prigionieri dai quali ottenere informazioni, e finisce col trovarsi  chiuso in trappola in una cantina, con otto prigionieri tedeschi. Il russo ed una sua giovane compagna partigiana hanno una posizione di vantaggio di fronte ai tedeschi; ma sono tutti sepolti nella cantina, dietro le linee. Ed il russo dovrà ottenere le informazioni che desidera, impedire che i tedeschi abbiano il sopravvento su di lui, ad alla fine salvarsi e salvare la ragazza.

Lo spunto ha fornito un dramma eccellente, magistralmente diretto da Zoltan Korda ed interpretato da Paul Muni ed altri ottimi attori. Oltre all’interesse drammatico la storia offre l’occasione per una fine analisi del diverso carattere, dei differenti principi che animano i russi ed i tedeschi.

In certo senso si può dire che il dramma analizza quasi chimicamente le diverse nature dei due popoli; e ne risultano delle osservazioni interessanti ed acute. I tedeschi sono dipinti come dei nevrotici arroganti, falsi, e corrotti, ed il russo è un uomo semplice dotato di una grande pazienza e di straordinaria tenacia. Un episodio è particolarmente significativo: uno dei prigionieri tedeschi, che prima di essere soldato faceva il minatore, verso la fine del dramma vuol passare dalla parte del russo, e si sente offeso quando il russo non vuole averlo subito ed apertamente con sé: « in seguito forse » dice il russo « ma prima devi dimostrarmi che posso fidarmi di te ». Volendo si può dire che in questo episodio è adombrato un significato sociale.

Per ora Contrattacco non è che una pagliuzza che spicca piuttosto isolata nella corrente generale della produzione cinematografica; ma rappresenta il felice inizio di una futura produzione di drammi più maturi e profondi.

(da film rivista nella rubrica I films che vedrete, e dalla recensione di Bosley Crowther sul New York Times)

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