Nasce: Totò il buono

Totò il buono disegno di Lotte Reiniger 1940

Roma, aprile 1949. Non è difficile parlare con Zavattini: basta telefonargli e prendere un appuntamento. Io ho fatto così; ma il giorno dopo, quando mi sono ritrovato a casa sua, mi sono sentito rimordere la coscienza per quella telefonata, perché ritengo che il telefono sia l’ossessione di Zavattini. Il nostro colloquio è durato un paio d’ore e in questo tempo Zavattini avrà ricevuto per lo meno venti telefonate, alla media di una ogni dodici minuti. E così, appunto, tra una telefonata e l’altra, è andata avanti l’intervista, approfittando dei minuti in cui l’intervistato era alle prese con il microfono per mettere in relazione quanto egli mi diceva sul lavoro del nuovo film con De Sica, con la sua opera passata di scrittore, di soggettista, di sceneggiatore.

Da qualche mese, infatti, Cesare Zavattini sta lavorando intorno alla sceneggiatura di Totò il buono, il film che Vittorio De Sica dovrà iniziare entro la prima quindicina del prossimo mese di maggio.

« Sarà questo, dunque, il tuo terzo incontro con De Sica », dico per avviare la conversazione.

« Se intendi un incontro pieno, totale, nella mia qualità di soggettista e di sceneggiatore, sì », precisa Zavattini, « in quanto successivo a Sciuscià e a Ladri di biciclette. Ma la mia collaborazione con De Sica risale ad epoca assai più remota. Mio, ad esempio, è stato il titolo di uno dei suoi film più famosi, I bambini ci guardano. Una notevole partecipazione ho avuto poi in La porta del cielo. Senza contare Teresa Venerdì.

Poi, prevenendo la mia obiezione: « Nei titoli di testa di quest’ultimo film, il mio nome non appariva. Ciò non toglie che io vi abbia partecipato attivamente e mie erano molte delle “trovate” di cui il film abbondava ».

Circa Totò il buono che sarà realizzato a Milano, può essere opportuno accennare prima brevemente alla sua origine.

« È questa una delle rare volte in cui da un soggetto cinematografico sia nato un romanzo », dice Zavattini.

Cesare Zavattini tra i ragazzi di Monte Sacro, Roma 1949
Cesare Zavattini tra i ragazzi di Monte Sacro

Totò il buono è stato, infatti, inizialmente concepito come soggetto cinematografico. Come tale appariva sulla rivista Cinema (vecchia serie), nel n. 102 del 25 settembre 1940, sintetizzato in una decina di cartelle dattiloscritte, una di meno, forse, ma non una di più. Zavattini aveva scritto questo soggetto per il comico preferito, Totò, verso il quale aveva ed ha tuttora una sconfinata ammirazione. Questo soggetto « non noto ai produttori », tale è rimasto fino ad oggi che De Sica l’ha fatto proprio. Comunque, Zavattini aveva già sviluppato lo schema del soggetto facendone un vero e proprio romanzo, pubblicato prima a puntate sul settimanale Tempo di Milano e poi, nei primi mesi del 1943, in volume. Che cosa racconta Zavattini nel suo libro? La semplice storia di un uomo buono, di un ingenuo, di un giovane « magro e onesto » sui vent’anni, che la innata bontà trasporta in una serie di avventure fantasiose, « fiabesche » — tende a precisare Zavattini — dalle quali è possibile trarre una morale; dalla quale, cioè, scaturisce un tema la cui natura è facilmente comprensibile a quanti conoscono l’opera narrativa di Zavattini e, ancor più, la sua opera cinematografica.

« De Sica è ancora alla ricerca del protagonista, che dovrà essere un ragazzo di 18  19 anni. La scelta appare difficile. Per il momento, comunque, De Sica ed io siamo ancora tuti presi dal lavoro di sceneggiatura per il quale occorrerà ancora circa un mese ».

Da anni ormai l’attività di Zavattini è interamente o quasi dedicata al cinematografo.

« Al cinematografo, continuerò a dedicarmi quasi esclusivamente anche per l’avvenire, come soggettista, come sceneggiatore e come regista ».

Più di una volta gli sono state fatte offerte in tal senso, ma Zavattini ha sempre rifiutato, ritenendo di non essere ancora in grado di affrontare la responsabilità del nuovo mezzo espressivo. Zavattini regista: ecco una possibilità che a molti sarà sfuggita, ma che certo appare ricca di suggestività e suscettibile di interessanti e fortunati sviluppi. Il fatto stesso che non si sia gettato allo sbaraglio alla prima occasione, testimonia dell’impegno e della passione ch’egli porta alle cose del cinema.

Nel salutarmi, dopo avermi comunicato una primizia e cioè che per Totò il buono esiste la speranza del colore (« immagini quali possibilità può offrire il colore ad un soggetto fantasioso come questo? »), Zavattini mi ha dato la fotografia che illustra l’articolo: è lui, Zavattini, in mezzo ai ragazzi del popolare quartiere di Monte Sacro a Roma: l’ambiente e i personaggi che un giorno rivivranno in quello che sarà il suo film.

L.Q.
(Cinema – Nuova serie)

In alto: Totò il buono, disegno di Lotte Reiniger 1940.

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