Morrissey + Maraini (e Pasolini)

Sipario N. 335 aprile 1974

È uscito finalmente anche in Italia Trash, il film diretto da Paul Morrissey e prodotto da Andy Warhol che fu presentato a Cannes. Poiché sul film esiste già un’ampia letteratura critica, abbiamo pensato di rivolgere alcune domande a Dacia Maraini che ne ha curato l’edizione italiana.

Come mai si è assunta, per la prima volta ci sembra, l’impegno di curare il doppiaggio di un film?

« C’è qualcosa di artificioso e sgradevole nel doppiaggio. Porta alla meccanicità, alla freddezza, a una finzione molto più finta del teatro. Vi chiederete come mai con delle idee come queste, do detto di sì la produttore Grimaldi quando, più di due anni fa, mi propose di curare il doppiaggio di Trash. Conoscevo già il lavoro di Warhol e Morrissey. Dopo aver comperato il film Grimaldi si era trovato di fronte al problema di una pellicola indoppiabile. Chiese a me e a Pasolini se volevamo fare noi questo lavoro. Trattandosi di un film che ci piaceva, di un’esperimento abbastanza singolare, abbiamo accettato »

« Trash è uno strano miscuglio di naturalismo (di cinema verità) e di artificio, che è poi la sua caratteristica più affascinante. Bisognava essere il più possibile aderenti allo stile del film. Per essere vicini alla realtà abbiamo cercato delle voci reali, piene di quei difetti propri delle persone normali che parlano normalmente (cadenza dialettali, intercalari, ripetizioni, interiezioni). E le abbiamo fatte parlare in un modo un po’ slabbrato, stanco, qualsiasi. Ovviamente non potevamo rivolgerci ai consueti doppiatori. Nessuno in Italia parla con le voci ben lavate e stirate dei doppiatori di cinema e dei presentatori televisivi. Così le nuove ce le siamo cercate con scrupolosa meticolosità. La voce del doppiatore di Joe d’Alessandro, il protagonista, è quella di un pugliese che non ha mai lavorato al cinema o in teatro. Veniva da una famiglia piccolo borghese, parlava con forti cadenze dialettali e stava facendo il militare a Roma. Al personaggio di Holly il travestito che vive con Joe, ha prestato la sua voce l’attrice di teatro Lucia Vasilicò, talmente brava da non sembrare nemmeno un’attrice. La coppia di borghesi nella cui casa Joe si introduce per rubare è doppiata da una scenografa (Rita Corradini) e da un architetto; l’assicuratore feticista da uno scenografo nel nord di famiglia non borghese; lo studente che va in casa di Holly per acquistare droga, da un aiuto regista di Pasolini; Andrea, la spogliarellista dell’inizio da un’attrice di cinema, Claudia Vettori. Con Pasolini abbiamo apportato due innovazioni nell’edizione italiana: le citazioni dei versi di Ginsberg e la scelta di spingere fino in fondo la finzione, prestando al travestito Holly una voce di donna. Per lui il fatto di essere uomo non ha molta importanza, quindi tanto valeva dargli una voce di donna. Del resto il film è piuttosto misogino. Nessuna delle cinque donne che vi compaiono è vista con simpatia. La meno sgradevole è forse la sorella, incinta, di Holly »

(dall’intervista di Aldo Tassone in Sipario N. 335 aprile 1974)

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